
Un oroscopo riferito a un sovrano sembra offrire uno spiraglio sulla vita di corte. Chi lo fece scrivere? A chi era destinato? Fu letto prima di una scelta importante? Sono domande ragionevoli, ma non ricevono tutte risposta dal solo fatto che il testo sia arrivato fino a noi.
Tre manoscritti conservati in biblioteche britanniche permettono di vedere l’astrologia accanto a nomi, temi e controversie politiche. Offrono però prove di natura diversa: un insieme di testi che accosta calcoli e profezie, un’interpretazione della nascita di Enrico VI letta nel contesto di una disputa, una raccolta più tarda di oroscopi di personaggi regnanti. Leggerli uno accanto all’altro aiuta a capire sia che cosa sappiamo, sia dove conviene fermarsi.
Arundel MS 66: quando i testi convivono nello stesso libro
Il catalogo della British Library data Arundel MS 66 al 1490 e lo descrive come una raccolta che comprende tavole astronomiche, scritti astrologici e profezie politiche. È un accostamento eloquente. Nelle pagine di un medesimo manoscritto si trovano materiali utili a calcolare posizioni celesti e testi che attribuiscono loro significato, insieme a scritti rivolti alle vicende del potere.
Il dato più solido, però, è proprio questa compresenza. Non sappiamo, grazie alla sola descrizione del manoscritto, che un sovrano lo abbia consultato, né che una delle sue profezie sia stata usata per fissare una data o scegliere una linea d’azione. Il catalogo ci dice che cosa contiene il volume; non ricostruisce ogni passaggio della sua circolazione né l’uso che ciascun lettore ne fece.
Arundel MS 66 resta importante anche senza attribuirgli un ruolo decisivo a corte. Mostra che testi astronomici, astrologici e politici potevano essere raccolti nello stesso oggetto scritto. Per chi studia la cultura dell’epoca, questa vicinanza merita attenzione. Per chi cerca la prova di una specifica decisione politica, invece, è soltanto il punto da cui cominciare a fare domande.
Enrico VI: un’interpretazione dentro una controversia
Un caso più vicino al confronto politico è il manoscritto Ee.3.61, presentato dalla biblioteca dell’Università di Cambridge. Contiene un trattato astrologico sulla nascita di Enrico VI. Qui l’interesse non sta semplicemente nel trovare il nome di un re accanto a una figura astrologica: conta il modo in cui il testo è stato interpretato dagli storici.
La biblioteca riferisce la lettura della storica Hilary Carey, secondo cui un’interpretazione più favorevole della nascita di Enrico VI sarebbe nata in risposta a oroscopi commissionati da Eleanor Cobham. Il quadro che ne emerge è quello di un’astrologia impiegata anche per sostenere o contrastare un ritratto politico del sovrano. Un giudizio astrologico poteva dunque entrare in una contesa su come presentarlo, non soltanto descrivere una persona in termini astratti.
Qui è essenziale distinguere i livelli della prova. Il trattato nel manoscritto è una testimonianza materiale; il rapporto tra quel testo e gli oroscopi attribuiti alla committenza di Eleanor Cobham è la ricostruzione storica riportata dalla biblioteca attraverso Carey. Non bisogna trasformare questa ricostruzione in una scena immaginaria di consiglieri che attendono il responso delle stelle per decidere il da farsi. La vicenda documenta il rilievo politico che un’interpretazione astrologica poteva assumere; non dimostra che essa abbia determinato una scelta di governo.
È anche il caso che rende più chiaro perché gli oroscopi vadano letti come testi situati. Se circolano interpretazioni concorrenti sulla nascita della stessa figura, non basta chiedere che cosa dicano le stelle secondo ciascun autore. Occorre chiedersi chi propone una lettura, a quale altra lettura risponde e quale immagine del sovrano contribuisce a costruire.
Sloane MS 1707: nomi illustri, domande aperte
Un altro tipo di testimonianza compare in Sloane MS 1707, manoscritto del XVII secolo descritto nel catalogo della British Library. La scheda registra oroscopi di diverse persone appartenenti a case regnanti europee, tra cui Enrichetta Maria, Ferdinando III e Luigi XIV.
L’elenco mostra che figure di primo piano della politica europea erano oggetto di elaborazioni astrologiche. Non autorizza, da solo, a immaginare un rapporto diretto tra ciascuna di loro e il testo conservato. Un oroscopo dedicato a un personaggio non equivale a un oroscopo richiesto da quel personaggio; e un testo richiesto non è necessariamente un testo seguito nei fatti.
Il catalogo non indica chi abbia commissionato i singoli oroscopi né se le persone nominate li abbiano utilizzati nel prendere decisioni. La differenza può sembrare sottile, ma cambia la storia che raccontiamo. Possiamo parlare della presenza di oroscopi riferiti a sovrani in una raccolta del Seicento. Non possiamo, sulla stessa base, attribuire a quei sovrani l’iniziativa di farli redigere o un particolare uso politico.
Che cosa servirebbe per parlare di una decisione
Questi tre esempi suggeriscono una piccola scala delle prove. Il manoscritto esiste: possiamo descriverne i contenuti. Un testo può essere letto in relazione a un conflitto politico: per farlo occorre esplicitare su quali elementi poggia l’interpretazione storica. Una decisione fu presa a causa di un oroscopo: è un’affermazione ulteriore, che richiederebbe testimonianze sul legame fra la lettura del testo e la scelta compiuta.
È proprio nell’ultimo passaggio che una storia suggestiva rischia di correre più delle fonti. Le raccolte citate non provano che l’astrologia stabilisse le date delle incoronazioni o determinasse l’esito delle battaglie. Non per questo sono testimonianze trascurabili: mostrano che il linguaggio astrologico poteva accompagnare la rappresentazione del potere, riguardare persone regnanti e, nel caso discusso per Enrico VI, inserirsi nella lettura di una controversia politica.
Guardare i manoscritti senza chiedere loro più di quanto possano dire non impoverisce il racconto. Lo rende più preciso: restituisce all’astrologia un posto nella cultura politica del tempo, senza trasformare ogni oroscopo conservato nella causa nascosta di un evento.